"La vita è come la musica in piccolo
la musica è come la vita in grande"

Mick GoodRick

Chi
SONO

"il jazz è un modo di scoprire parti meravigliose di te
che non sapevi di possedere"

Bill Evans

Comincia lo studio del piano a 4 anni nell’83 inizia a studiare jazz. Dal 85 all 87 frequenta il ”Berklee College of Music” e studia privatamente con Jerry Bergonzi. Ritornato in Italia studia con Enrico Pierannunzi e entra a far parte della “Orchestra giovanile italiana di jazz” fondata e diretta da Bruno Tommaso. Entra a far parte del Larry Nocella Quartet” con cui suona al Capolinea con Chet Baker. Nel 91 registra il suo primo album con Jerry Bergonzi “Napoli Connection” per la Red Records. Comincia parallelamente un’intensa attività didattica e fonda il M.A.D. Music Aptitude Development. Nel 2010 consegue presso la fondazione Siena Jazz l’INJAM (European Improvvisation Jazz Master) e presenta il suo ultimo progetto discografico al congresso Mondiale di Vocologia Artistica a Ravenna.

Ha studiato con Gerry Bergonzi, Charlie Banacos, Gary Burton, Enrico Pierannunzi, Franco D’Andrea, Furio di Castri, Peter Erskine, Winton Marsalis, Joe Scofield, Mick Goodrick, Michael Brecker, Steve Grossman, George Garzone, Mike Manieri, Garrison Fewell, Enrico Rava, Bruno Tommaso, John Taylor, Palle Dannielson, Billy Drummond, Jeff Ballard, Tim Berne, Adam Nusbaum, Steve Khun, Danilo Rea, Kenwood Dennard, Paolo Spagnolo, Billy Hart, Bobby Watson,Aaron Goldberg, Danilo Perez.

Ha suonato tra gli altri con Chet Baker, Jerry Bergonzi, Tullio de Piscopo, Edoardo de Crescenzo, Fabrizio Bosso, Furio di Castri, Dario Deidda, Garison Fewell, Steve Grossman, Marco Zurzolo, Maurizio Gianmarco, Loredana Lubrano, Mike Manieri, Larry Nocella, Walter Paoli, Enrico Rava, Steve Sleagle, Daniele Scannapieco, Nicola Stilo, Ares Tavolazzi, Bruno Tommaso, Massimo Urbani…

chisiamo

Chi
SIAMO

Appena tornato dall’America con mille cose da raccontare, esperienze da condividere, spartiti libri da fotocopiare e tanto altro ancora. Così cominciarono riunioni nel salotto di ‘mammà’ con musicisti di tutti i tipi, condite da spaghettate furiose e suonate fino a notte tarda. Poi la cosa è diventata un lavoro vero ma più che altro una cosa che dava senso alla mia vita. Piano piano mi sono reso conto che riuscivo a spiegare in modo semplice cose che altri rendevano complicate. Probabilmente merito dei miei trascorsi alla facoltà di Fisica o delle traduzioni dal greco antico di mio padre. In pochi anni la cosa è cresciuta a dismisura e contemporaneamente mi rendevo conto che insegnando miglioravo anche come musicista e fondamentalmente come persona. Naturalmente alcuni allievi più esperti iniziarono a darmi una mano e spesso a sostituirmi quando ero in giro in tournee o ad insegnare.
Il corpo, il respiro, le emozioni, la relazione sonora attraverso il canto, e mille altri elementi a cui noi non facevamo caso, diventarono la priorità assoluta. La Mad diventava un’entità sempre più omnicomprensiva o come diciamo oggi “una attività psico-fisiologica ad alta integrazione”. Accanto a lei altri come Marco, Emiliano, Alessandro, Gianluca, Daniele cominciarono a accumulare e condividere esperienze, prospettive diverse e creare una rete di scambio che travalica il confine dello stile, dello strumento o della semplice età.
Chi siamo quindi? Forse l’espressione più corretta è un “collettivo” dove la libera circolazione delle idee, delle esperienze e delle conoscenze ha reso, negli anni, ognuno più forte, più saggio, più efficace.

non c'è mai limite al meglio

M.A.D. non è un metodo, non è una sequenza di esercizi e di procedure prefissate. Non è neanche una visione misticheggiante fatta di paroloni vuoti ed evocazioni vaghe. M.A.D. è semplicemente il risultato della osservazione di migliaia di allievi che nello spazio di 40 anni ho avuto la fortuna di incontrare ed accompagnare nella crescita musicale.
Si basa su concezioni semplici e realistiche.

La prima è che il fare musica non è diverso da molte altre attività umane che coinvolgono la persona a vari livelli: razionale, immaginativo, emotivo e senso motorio.

La terza è che la musica nasce come strumento di comunicazione e condivisione molto prima della parola e andrebbe, anche oggi, considerata come tale.

La seconda è che non esiste una predisposizione genetica ma, come altri linguaggi, è una capacità/abilità che si apprende con la pratica, l’esercizio e il confronto continuo con altri musicisti.

L’ultima e forse la più importante è che la ragione ultima del fare musica è quello del benessere interiore, della gioia condivisa con altri esseri umani.